“Notevoli progressi nella lotta alla fame, con risultati concreti” ma “un contesto di disuguaglianze sociali profonde, con carenze nel diritto all’alimentazione”: è il ritratto dei “due volti del Brasile” presentato da Olivier de Schutter, relatore dell’Onu per il diritto all’alimentazione, al Consiglio dei diritti umani, riunito a Ginevra in sessione annuale. “Il presidente Lula ha permesso al paese di progredire in modo significativo nella lotta alla fame” ha detto de Schutter, citando la riduzione del 73% della malnutrizione infantile tra il 2002 e il 2008 , la creazione di efficaci meccanismi di controllo e partecipazione sulla sicurezza alimentare, o ancora la promozione dell’agricoltura di tipo familiare. Ma “le ragioni di congratularsi sono tanto numerose quanto quelle di lamentarsi” ha sottolineato il giurista e professore all’università di Lovanio, che nell’Ottobre scorso si è recato n Brasile per un’attenta analisi della situazione. A preoccupare De Schutter è il tasso relativamente alto – il 37% - di famiglie tuttora in condizioni d’insicurezza alimentare e il fenomeno del ‘grilagem’ ovvero l’appropriazione fraudolenta di terre pubbliche da parte di privati. Il relatore ha anche notato lentezze nel processo di demarcazione delle terre indigene e una concentrazione di terreni agricoli negli stati produttori di canna da zucchero come Sao Paulo, per la produzione di etanolo, un modello i cui benefici sulla sicurezza alimentare devono ancora essere valutati. De Schutter ha evidenziato come l’1% dei latifondi occupa il 43% delle terre, contribuendo in maniera minima all’impiego, ma usufruendo di agevolazioni finanziarie. Congratulandosi con il ministero dell’Agricoltura per la legge del 2009, che prevede la creazione di un programma di alimentazione nelle scuole, il relatore Onu invita il Brasile a rafforzare i modelli di sviluppo agricoli sostenibili per “diventare fonte d’ispirazione globale e a lungo termine per il mondo”. [CC]
|