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ITALIA
11/3/2010   18.10
IMMIGRAZIONE: LA VOCE DEI ROM SUL COSIDDETTO ‘PIANO NOMADI’
Giustizia e Diritti umani, Standard

“I nostri figli sono nati in Italia, ma più che stranieri sono considerati persone di ultima categoria. Da 20 anni, comune, associazioni varie sostengono di volersi prendere cura di noi, ma in tutti questi anni la comunità non ha saputo esprimere un medico, un avvocato, un insegnante… la nostra colpa è stata quella di non parlare, di affidare a terzi la nostra voce; ci sono associazioni che vivono grazie a noi, e dai politici abbiamo ricevuto finora parole e ordini di sgombero”. La voce forte e profonda di Nayo Hazovic, uno dei rappresentanti dell’ex-campo rom di Casilino 900, a Roma, rompe un po’ gli argini di una conferenza stampa organizzata da Amnesty International contro il ‘Piano nomadi’ ideato dall’amministrazione e dal prefetto della capitale e in fase di attuazione. “Negli ultimi decenni (il Casilino 900 esisteva da 40 anni) è stato fatto tanto a parole, ma i fatti dimostrano che noi viviamo ancora in rifugi di fortuna e che siamo esclusi dal mondo lavorativo e sociale italiano” ha aggiunto Hazovic invitando i politici, gli operatori del terzo settore e la sua stessa comunità a un profondo esame di coscienza. “Mandarci in campi attrezzati e appositamente costruiti per noi in aree lontane chilometri dalla città stessa – ha concluso – non aiuterà di certo la nostra integrazione, ma favorirà ancora di più le discriminazioni di cui siamo oggetto”. Intanto nella sala, rappresentanti di altri campi rom appoggiavano le stesse idee, ribadendo in particolare il concetto che una vera integrazione può passare attraverso la scuola e il lavoro, offrendo le stesse possibilità che un cittadino italiano ha anche per l’acquisto o l’affitto di una abitazione, o per l’accesso alle graduatorie delle case popolari. “Il cosiddetto ‘Piano nomadi’ – ha detto parlando dal tavolo dei relatori Ignacio Jovtis, esperto del segretariato internazionale di Amnesty International per l’Italia – che prevede lo sgombero di migliaia di rom di Roma da destinare a 13 centri grandi in parte esistenti e in parte da costruire al di fuori del raccordo anulare della città, causa violazioni dei diritti umani e viola gli obblighi internazionali dell’Italia in materia di accoglienza e rispetto della persona”. Secondo Jovtis, la situazione dei rom a Roma non è la peggiore in assoluto in Italia: “Sgomberi e violazioni anche più gravi stanno avvenendo nel nord dell’Italia, a Milano in particolare; a Roma è stato però elaborato per la prima volta un piano coordinato che riteniamo iniquo e che rischia di essere esportato altrove”. Secondo questo piano, entrato da poche settimane nella sua fase di applicazione, i rom di un centinaio di campi saranno trasferiti in 13 aree in grado di ospitare 6000 persone circa. Un trasferimento, senza alternative, che rischia di rendere ancor più caotica e critica la situazione dei rom, anche in considerazione di stime secondo cui la comunità rom (che Jovtis sottolinea “spesso e volentieri non è affatto nomade”) arrivi a Roma a oltre 12.000 unità, un numero superiore ai posti resi disponibili dal piano. “I nostri figli hanno dei sogni, come i bambini di qualunque posto del mondo, facciamo sì che non siano infranti come lo sono stati i nostri” ha detto, quasi a conclusione, Umiza Halovic, in rappresentanza del campo rom di Casal Lombroso.[GB]


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