“Che tutti gli uomini di buona volontà, gli Stati, le organizzazioni internazionali, studiosi e società civile contribuiscano a creare un mondo di tolleranza e reciproco rispetto, ponendo fine alle discriminazioni e abbracciando le diversità” ha auspicato la sudafricana Navathem Pillay, Alto commissario dell’Onu per i diritti umani, intervenendo alla Pontificia Università Lateranense, a Roma, ad un incontro sul tema “La libertà religiosa a 60 anni dalla Dichiarazione universale dei diritti umani”. L’autorevole avvocato e magistrato non ha nascosto le sue “preoccupazioni” di fronte alla manifestazione diffusa di “atti che ledono alla libertà religiosa, soprattutto ai danni di minoranze, anche da parte di autorità politiche e forze dell’ordine – ha detto la Pillay – a volte per contrastare l’incitamento all’odio razziale e religioso o per lottare contro il terrorismo (…) un fenomeno che sta veramente sfuggendo di mano”. L’Alto commissario Onu ha poi sottolineato che l’incapacità di rispettare l’appartenenza religiosa degli altri, i tentativi di limitare l’esercizio di “un diritto umano fondamentale” vengono invocate “solo allo scopo di assicurare riconoscimento e rispetto dei diritti degli altri, per soddisfare le giuste esigenze della morale, dell’ordine pubblico e del benessere generale in società democratiche”. Per invertire la tendenza, secondo la Pillay, è importante puntare sui giovani per “diffondere il messaggio della tolleranza tra le religioni e della libertà di professare la propria fede” una delle libertà fondamentali dell’uomo. Monsignor Mario Toso, segretario del Pontificio Consiglio Giustizia e Pace, ha invece costatato che “preconcetti nei confronti delle religioni hanno posto in secondo piano il diritto alla libertà religiosa”, uno dei diritti fondamentali che la “Dichiarazione universale ha il merito di aver raccolto e considerato quali espressioni di una stessa dignità umana, patrimonio comune di differenti culture, religioni e istituzioni giuridiche”.[VV]
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