Prove di forza e scontro fra interessi di parte, lontani anni luce dal bene comune e dalla democrazia dei popoli: è il vertice del G8 visto da Bandiagara, l’antica città del Mali dove oggi continuano i dibattiti e gli incontri fra i rappresentanti della società civile d’Africa. A intervenire al “Forum dei popoli”, un appuntamento annuale che attraversa i deserti del Sahel dal 2002, è stata anche Barry Aminata Touré, presidente della sezione di Bamako della Coalizione africana debito e sviluppo (Cad). “Il mondo – ha detto la Touré – è in crisi, una crisi strutturale del capitalismo che non può essere curata con riforme di facciata; purtroppo il G8, che in Italia dovrebbe discutere i problemi del mondo, prescriverà solo false ricette”. Secondo i partecipanti al “Forum”, oltre 600 delegati provenienti da quasi tutti i paesi dell’area sub-sahariana, il G8 non rappresenta in alcun modo la popolazione e gli equilibri globali. A Bandiagara, terra di contadini e pastori di etnia dogon, la Touré ha sottolineato che solo le Nazioni Unite possono garantire dibattiti e scelte “democratiche”. In questo senso anche l’invito all’Aquila dei presidenti dei cinque maggiori paesi “emergenti”, il cosiddetto gruppo dei G5, è “una scelta arbitraria, che porta con sé un fallimento annunciato”. In apertura di lavori, Mercoledì, il sindaco di Bandiagara aveva evidenziato che il “Forum” nasce dalla “consapevolezza di uomini e donne di non voler essere complici di decisioni che compromettono il loro futuro”. Il pensiero rivolto ai proclami e alle strette di mano dell’Aquila, la Touré ha sottolineato che la questione migratoria rivela la vera natura dei rapporti tra Nord e Sud del mondo. “Approvando il 18 giugno 2008 il progetto di legge sulla ‘direttiva rimpatri’ – ha detto la presidente della Coalizione africana debito e sviluppo - il parlamento europeo ha fatto un passo ulteriore nel coordinamento e nella messa in opera di una politica di repressione e criminalizzazione degli immigrati in Europa”.[VG]
|