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REPUBBLICA DEMOCRATICA DEL CONGO
23/11/2008   16.00
IL DIGIUNO DI PADRE TURAZZI PER LA PACE
Chiesa e Missione, Standard

[Padre Silvio Turazzi, missionario saveriano, promotore di una ‘catena del digiuno’ per la pace nell’est della Repubblica Democratica del Congo paese, in un'articolo pubblicato oggi dal quotidiano della Santa Sede "L'Osservatore Romano"; segue testo integrale]
“Viviamo la nostra solidarietà con il popolo congolese accompagnando l’impegno per la pace con il digiuno, portando nel nostro corpo un po’ della loro fame e condividendo un po’ del nostro cibo. Abbiamo iniziato il 29 ottobre, nella memoria del vescovo martire di Bukavu monsignor Muzihirwa. Il cerchio degli aderenti si sta allargando, persone singole e gruppi, oltre trecento adesioni. Il digiuno a catena ci permette di mantenere un cuore vigile e di continuare le normali attività della giornata”. È la testimonianza di don Silvio Turazzi, da molti anni missionario saveriano tra le popolazioni della Repubblica Democratica del Congo. Perché il digiuno? “Il digiuno — spiega il missionario — ridà all’oralità quella disciplina che la fa passare dal consumo al ringraziamento e dalla voracità alla comunione. Chi prova a digiunare scopre quanto potente sia in lui l’istinto alla collera, al cattivo umore, all’egoismo, può ritirarsi spaventato di fronte ai lati oscuri e ignorati del proprio essere, ma può anche accettare di farvi fronte e di porsi domande essenziali: “Chi sono io? Quali sono i miei desideri? Cosa mi tocca in profondità? Cosa mi lascia insoddisfatto? E cosa invece, mi dà pace?”. Davanti a situazioni di conflittualità come la guerra, che stanno vivendo le popolazioni del Nord Kivu, le cui conseguenze sono sempre più gravi, “mi sento particolarmente coinvolto. C’è una responsabilità collettiva su quanto avviene. Il cellulare, il computer — sottolinea don Silvio — funzionano anche con il coltan, un minerale che importiamo da quelle terre. La tecnologia avanzata di oggi, a nostro servizio, ha bisogno di cassiterite, di niobio, rame, oltre il petrolio, l’oro, i diamanti. Il controllo di quelle ricchezze è il vero motivo della guerra. Ho bisogno di purificare il cuore, di togliere i pesi che mi impediscono o rallentano l'incontro con gli altri, che vorrei riconoscere prima delle cose. Debbo avere le mani libere per stringere la mano dell'altro. Mi sembra una condizione necessaria, un passo essenziale per avvicinarmi alla verità che mi permette di riconoscere l’altro nella sua dignità fondamentale di uomo-donna e la comune appartenenza alla famiglia umana. La soppressione dell’altro, dei tanti che avviene in questi giorni con uccisioni e massacri, spostamenti forzati — aggiunge il missionario — è negazione della “verità” sull’uomo. Ciascuna di quelle persone ha un nome, una sola esistenza qui sulla terra”. Don Silvio sa che la guerra porta ferite inguaribili e provoca odio. “Questo è un atteggiamento che con l’aiuto di Dio e la saggezza dei giusti, vorremmo insieme superare per deporre le armi e disarmare i cuori. È saggezza che prepara la pace. Questo non calpesta le esigenze della giustizia: non possiamo mettere sullo stesso piano assassini e vittime. Quando guardiamo le persone, nessuno ci può essere indifferente, nessuna può essere guardata con odio. Vorrei restare a fianco della popolazione congolese con i missionari/e — conclude — che preferisco chiamare migranti del vangelo, in comunione di vita. Il digiuno mi aiuta a restare vigile e disponibile. Mi aiuta a riscoprire con serenità la croce come apertura di sé agli altri, come forza pulita di amore, come passo che prepara l'incontro”.[CO]


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