homepage
  
homepage
Notizie dal Sud del mondo - Per il dialogo e la pace - Senza IGM

Chi siamo
Contatti
Suggerimenti
Iniziative
Links
Abbonamenti
Gestione Abbonamento
Archivio notizie
Galleria fotografica
Gestione acquisti
Guida al sito
SPAZI SOLIDALI
Fondazione OnLus
Fesmi
no excuse

INTERNAZIONALE
29/5/2008   21.28
DUBLINO: PLAUSI SU TRATTATO, “MA AGLI IMPEGNI DEVONO SEGUIRE I FATTI”
Giustizia e Diritti umani, Standard

“Un grande risultato, il migliore che si potesse ottenere in questo momento, considerate anche le pressioni negative esercitate dagli Stati Uniti”: è decisamente soddisfatto Giuseppe Schiavello, direttore della Campagna italiana contro le mine - che fa parte della più vasta coalizione mondiale Cluster Munition Coalition’ (Cmc) – contattato dalla MISNA all’indomani dell’approvazione della bozza di testo da parte di un centinaio di paesi riuniti a Dublino (Irlanda) per formalizzare un trattato internazionale sulla messa al bando delle bombe a grappolo. Una soddisfazione condivisa dalla maggior parte delle organizzazioni impegnate nella lotta contro le armi, umanitarie, ma anche religiose, come il Consiglio ecumenico delle Chiese (Cec), che in una nota diffusa in serata si dice “incoraggiato” dalla decisione adottata da molti governi e spera che altri paesi, tra quelli che non hanno partecipato alla conferenza, possano cambiare idea quando il testo sarà aperto alla firma tra alcuni mesi a Oslo. “Ottimo”, secondo Schiavello, è l’articolo dedicato all’assistenza delle vittime “che prende in esame tutti gli aspetti, senza trascurare l’assistenza alle famiglie, alle comunità, il lavoro delle organizzazioni e racchiude molte esperienze acquisite dalla firma del Trattato di Ottawa” per la messa al bando delle mine, entrato in vigore il 1° marzo 1999. Soddisfacente la cancellazione dell’articolo sulla ‘transizione’, ovvero un periodo da 8 a 12 anni richiesto da alcuni stati per cominciare ad applicare il testo. Ugualmente soddisfacente, “anche se gli attivisti lo avrebbero voluto più restrittivo”, l’articolo sull’interoperabilità, ovvero il divieto per i firmatari di usare le ‘cluster bombs’ nelle operazioni congiunte o nel caso di intervento in supporto ad altre nazioni. “Ma l’impegno non finisce qui – sottolinea il direttore della Campagna contro le mine – bisogna ancora firmare il testo e poi ratificarlo. E all’impegno morale deve seguire un impegno concreto, accompagnato da mezzi finanziari. Nel caso italiano, alle dichiarazioni d’impegno non sempre hanno corrisposto i fatti, se si considera la riduzione ai minimi termini del Fondo per lo sminamento umanitario istituito con la legge 58”. Il senato italiano ha votato ieri sera all'unanimità (con 271 voti) un ordine del giorno per la messa al bando delle bombe a frammentazione, che impegna il governo "ad assumere nell'ambito della Conferenza di Dublino, a seguito della dichiarazione di Oslo, nel rispetto degli impegni internazionali e delle operazioni di pace delle Nazioni Unite, dell'UE e dell'Alleanza Atlantica, anche in relazione alle esigenze di integrazione reciproca, una decisa posizione a favore della messa al bando delle cluster bomb". Domani, ultimo giorno della conferenza di Dublino, è prevista la votazione del testo. Fra i grandi ma poco sorprendenti assenti, Stati Uniti, Israele, India, Cina e Pakistan.
[CC]


Bookmark and Share



 






SPAZI PUBBLICITARI
AfrikaSI

Credits by Simpleo | Misna-Missionary International service news agency S.r.l.| P.IVA 06204461005