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STATI UNITI D'AMERICA
24/1/2008   8.44
UNO STUDIO AMERICANO DOCUMENTA LE ‘935 BUGIE DELLA GUERRA IN IRAQ’
Economia e Politica, Standard

“Sono 935 le dichiarazioni false, relative alla sicurezza nazionale e alla minaccia costituita dall’Iraq di Saddam Hussein, rilasciate dal presidente George W. Bush e sette alti responsabili della sua amministrazione nei due anni seguiti all’11 settembre 2001”: lo documenta uno studio pubblicato oggi da due organizzazioni americane indipendenti, il Center for public integrity e il Fund for independence in journalism. “A cinque anni dall’invasione dell’Iraq, l’analisi delle affermazioni rese dai vertici dell’amministrazione mostra l’esistenza di una campagna orchestrata per galvanizzare l’opinione pubblica e, in conseguenza, portare il paese alla guerra con dei falsi pretesti” sottolineano Charles Lewis e Mark Reading Smith autori dello studio. Dall'attacco alle torri gemelle “in almeno 532 diverse occasioni (discorsi, interviste, conferenze stampa ed altro) il presidente, l’ex-segretario di stato Colin Powell, l’ex-vicesegretario alla Difesa Paul Wolfowitz, i portavoce della Casa Bianca, Ari Fleisher e Scott McClellan, il vicepresidente Dick Cheney, l’ex-consulente alla sicurezza nazionale (ora segretario di stato), Condoleeza Rice, e l’ex-segretario alla Difesa, Donald Rumsfeld hanno sostenuto che l’Iraq era in possesso di armi di distruzione di massa e che aveva legami con Al Qaida “informazioni rivelatesi erronee secondo le indagini di numerose commissioni di entrambi i partiti” si legge nel rapporto. Secondo gli autori dello studio, è stato proprio il presidente americano a dire il maggior numero di ‘bugie’ , 260 per la precisione, seguito dall’ex-segretario di Stato Colin Powell (254). Gli autori del rapporto affermano inoltre che le informazioni erronee diffuse “in maniera sistematica” dai vertici del governo sono aumentate dall’agosto del 2002 fino a raggiungere un picco nel gennaio del 2003, poche settimane prima dell’invasione. Le informazioni false sono state inoltre amplificate “da un frastuono mediatico costituito da migliaia di articoli e servizi televisivi”; alcuni giornalisti e qualche giornale hanno già ammesso che il lavoro svolto prima dell'attacco era stato troppo “sottomesso e acritico" ma lo studio va oltre e condanna i mezzi d’informazione, definendo il loro lavoro “una convalida indipendente delle falsità diffuse dall'amministrazione Bush sull'Iraq".[AdL]


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