“Israele deve riconsiderare e porre fine alla sua politica di pressione sulla popolazione civile di Gaza a causa delle inaccettabili azioni dei militanti. Le punizioni collettive sono proibite dalla legge internazionale”: lo ha detto B. Lynn Pascoe, sotto-segretario generale per gli affari politici dell’Onu intervenendo a una riunione del Consiglio di sicurezza del Palazzo di Vetro convocata ieri in via straordinaria su richiesta della Lega Araba per discutere il deterioramento della situazione umanitaria nella Striscia di Gaza, definita “estremamente fragile”. Pascoe ha condannato l’aumento dei lanci di razzi sul territorio israeliano da parte dei militanti di Hamas ma ha chiarito che non giustificano “passi sproporzionati” da parte del governo di Israele che è stato sollecitato a investigare adeguatamente gli incidenti che hanno portato alla perdita di vite civili a Gaza e garantire un’adeguata assunzione di responsabilità, consentendo l’accesso delle merci e degli aiuti umanitari internazionali a Gaza dove a dicembre è stato garantito l’approvvigionamento di appena il 34,5% dei beni necessari. All’Autorità nazionale palestinese – ha proseguito Pascoe - deve essere consentito il transito delle persone a Gaza in particolare attraverso il valico di Karni. “Gli ingressi a Gaza sono rimasti in larga parte chiusi da quando Hamas ha preso il potere nel giugno 2007, le importazioni verso Gaza sono crollate del 77% e le esportazioni del 98%. La maggiore parte dei palestinesi non può uscire, eccetto alcuni studenti, operatori umanitari e alcuni, ma non tutti, i malati che ne hanno bisogno. I progetti di costruzione dell’Onu che potrebbero portare lavoro e abitazioni sono stati congelati perché il materiale non è reperibile”; inoltre, “gli eventi dell’ultima settimana hanno anche sottolineato che le potenzialità del processo di Annapolis sono minacciate dal deterioramento della situazione sul terreno e soprattutto della continua crisi a Gaza” ha detto ancora il sotto-segretario dell’Onu; l’occupazione israeliana, inclusa quella di Gaza – ha sottolineato – comporta “chiari doveri in base alla Quarta Convenzione di Ginevra”. Nel suo intervento, l’osservatore permanente palestinese all’Onu Riyad Mansour ha esortato la comunità internazionale a richiedere “l’immediata cessazione di tutti gli atti illegali di aggressione e terrore contro il popolo palestinese e le violazioni del diritto internazionale nei Territori Occupati, inclusa Gerusalemme Est”, ribadendo che “le misure punitive israeliane minacciano gravemente gli sforzi di pace e rilanciano il ciclo della violenza”. “La situazione attuale – ha detto Mansour – è del tutto insostenibile, umanamente insopportabile e moralmente inaccettabile. Non ci sono pretesti che possono giustificare una tale punizione collettiva contro civili innocenti, inclusi bambini, donne, anziani, disabili e malati”. Mansour ha chiarito che “la situazione in Medio Oriente è a un punto precario. Le decisioni e le azioni che saranno prese da tutte le parti interessate, incluso il Consiglio di Sicurezza, potrebbero sia aiutare ad aprire una nuova era di ragione, calma o stabilità, o far ripiombare nel buio abisso della violenza, delle uccisioni, della distruzione”. Parlando a nome dei paesi arabi, il rappresentante saudita all’Onu Abdullatif Sallam ha denunciato “i crimini di guerra commessi contro i palestinesi di Gaza e della Cisgiordania da parte di Israele, che, nonostante gli sforzi per raggiungere la pace, ha continuato a commettere crimini e a violare palesemente la legge internazionale. La potenza occupante – ha aggiunto – negli ultimi giorni ha ucciso 47 palestinesi, inclusi molti bambini. Il 15 gennaio Israele ha intrapreso un attacco su vasta scala contro gli abitanti di Gaza. Ha invaso l’area con blindati, carri armati e bulldozer. Israele deve placare la situazione. Questa aggressione contro Gaza solleva dubbi sulla serietà del negoziato di Annapolis, volto a mettere fine in ultima istanza all’occupazione”. [FB]
|